..."In un mondo ormai inguaribilmente globalizzato,
perchè un altro libro sugli indiani d'America?
E poi che cosa ho da dire di così speciale visto che
il mio lavoro non è quello dell'antropologo?
Tutto nasce sedici anni fa con un sogno, ovvero
cercare le mie radici, una mia collocazione ambien-
tale visto che nel luogo di nascita, la città, non tro-
vavo risposte.
Bramavo una vita più semplice, uno stile di vita
che mi aiutasse a perfezionare l'istinto che possedevo nel sangue prima di nascere, tentando magari
di salvare le cinque vittime invisibili di questa nostra
civiltà della parola e dei calciatori: i sensi dell'uomo.
Ma dove trovare dei modelli?
Immergendomi nel mondo dei libri ho capito che
sul nostro pianeta ci sono uomini che si sentono
parte della natura; e uomini che si sentono superiori
alla natura e credono di poterla, anzi di doverla
sfruttare..."
..."Qualche speranza per il futuro?
Non smettere mai di sognare, non nostalgicamente per un mondo
ormai perduto, ma per un mondo "vivo", creato da
una nuova umanità, capace di ascoltare con sincerità e impegno la voce dei tanti maestri antichi e
moderni, come ad esempio gli indiani d' America. .
Anche perche nonostante tutte le atroci sofferenze
subite per secoli, il popolo degli indiani non si è
mai estinto, nonostante le previsioni nell' Ottocento
di eminenti politici; anzi, negli ultimi decenni il
loro messaggio spirituale ha conquistato migliaia
di cuori in tutto il mondo "civilizzato".
La voce profetica dell'indiano è quella di un uomo
con i piedi nudi sprofondati come radici nel suolo
della terra madre, con le mani spalancate a ricevere
le benedizioni del vento, del sole e della pioggia..."
..."Penso che ogni essere umano, di qualsiasi colore
della pelle, nasce "indiano", e solo dopo viene
deformato e schiacciato dall'ingranaggio consumistico-tecnologico contemporaneo. Ma se questa "indianità" rappresenta una radice profonda di
ognuno, molti possono scegliere di reprimerla in
se stessi o nutrirla. Nel mio caso, sedici anni fa,
ho deciso di ritornare alla terra, andando a vivere
in montagna. La separazione dalla natura vissuta
per molti anni voleva trasfonnarsi in comunione.
Desideravo imparare a vivere con la mente dell' indiano, perche per lui la natura non è matrigna,
ma madre, amica, è un organismo vivente che va
rispettato perche sacro. Come non essere affasci-
nati da una cultura nella quale non esiste il dominio, lo sfruttamento, ma soltanto la responsabilità
di appartenere al tutto, alla meraviglia del creato..."
..."Riusciremo a insegnare con sincerità ai nostri figli
le stesse regole morali basate sul rispetto come
questa: "Non indicare col dito la montagna! E'
scortese!"? Oppure diventare consapevoli che ogni
nostra azione di oggi ha delle conseguenze su altri
esseri viventi domani, come 150 anni fa profetizzò
il Capo Seattle: "Qualsiasi cosa succeda alla terra
succede ai figli della terra. Se gli uomini sputano
sulla terra sputano su se stessi. Questo sappiamo: la
terra non appartiene all'uomo, ma l'uomo appartiene alla terra. Tutte le cose sono collegate ( ...)
Contaminate il vostro letto e una notte soffocherete
nella vostra immondizia".
Penso che sia già molto importante alimentare dei
dubbi sul nostro stile di vita quotidiano, chiedendoci inoltre se siamo in grado di prenderci cura
del pianeta che ci ospita.
Le risposte non le troviamo più nell'ecologia, forse
specchio di un mondo malato e di una società che
cerca nella scienza ancora una volta il rifugio della
sua insipienza. Non è l'ecologia che può salvare il
mondo dalla catastrofe ambientale e alimentare. Per
il fatto stesso che l'ecologia può raccontare la natura,
ma mai spiegare perche la natura merita lo stesso
rispetto degli esseri umani. Molti indiani contemporanei attribuiscono la responsabilità dell'attuale
crisi ecologica alla tradizione giudaico-cristiana,
perche escludendo casi isolati e unici come San
Francesco, la chiesa non solo non è mai stata capace
di dire quanto di Dio c'è in un animale (figurarsi in
un albero!), ma ha sempre combattuto l'essenza
"animistica" degli indiani sostenendo "verità" come
quella che gli animali non hanno anima, e quindi
non possono essere salvati!
Come potrà avvenire un cambiamento radicale
nel mondo se crediamo che lo spirito di Dio sia
infuso soltanto nell'uomo? Quanto tempo dovrà
ancora trascorrere affinche l' atto del guardare il
creato si trasformi in adorazione silenziosa, magari
pregando come i Cheyenne: "Concedimi, o grande
spirito, di imparare la lezione che hai nascosto in
ogni foglia e in ogni sasso ( ...)"? Il senso di fratellanza cosmica non tarderà a germogliare, a patto
di scolpire nel proprio cuore le parole di Eraclito:
"Se non sperate l'impossibile non lo troverete"!
Questo piccolo libro è un omaggio a un popolo
conosciuto in tutto il mondo per merito del "mito di
Colombo", e per via di oltre 2500 films in cui gli
"indiani cattivi" uccidevano 1 'uomo bianco togliendogli lo scalpo! Come la scienza non ha ancora
spiegato tutto sull' origine e il principio della vita,
tutto ciò che è nascosto nel passato remoto, forse
non è tanto importante quanto il presente e il futuro.
La questione essenziale non è da dove un popolo è
venuto, fisicamente, bensì dove è diretto, spiritualmente;
e la fede rappresenta la porta d'accesso, perchè come scrisse un Capo Indiano più di un secolo
fa: "Grande è la fede di chi riesce a spostare le montagne, ma più grande ancora è la fede di chi crede
che stanno bene dove sono".
Marcus Parisini
(Tratto da: "L'anima degli indiani", Marcus Parisini, Edizioni Biblioteca dell'Immagine - Pordenone)
Pagine: 160 Formato: 12x20.5 Prezzo: 13.50 Euro Cod. ISBN: ISBN 88-89199-10-5 Cod. EAN: EAN 9 788887 199107
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